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Cenni storici

L'origine del nome della cittadina: 'Ydrous nel greco classico, Hydruntum nel latino, Ydrentòs in epoca bizantina, Derentò nell'accezione greca. Le teorie sono molteplici e discordi. Gli otrantini veraci pronunciano Ótruntu il nome del loro paese e ciò è importante per risalire all'origine preromanza dell'appellativo, il quale certamente iniziava con una O accentata.

I numerosi scavi archeologici effettuati nella zona collocano Otranto in un periodo che va dalla fine del XIII secolo al XI secolo a.C.

Nel 1200-1000 a.C., troviamo testimonianze dei Messapi. I quali vi trovarono propizi spazi di insediamento. Il termine antico "Messapia", "terra di mezzo", sta ad indicare l'area occupata da questa popolazione, situata tra il territorio degli Itali e il mondo ellenico, individuabile nella penisola salentina.

Le fonti letterarie attribuirono ai Messapi anche la denominazione di "Pelasgi". I Messapi crearono una civiltà complessa e fondarono, nel corso dei primi tre secoli del millennio a.C., numerose città, tra le quali Vaste, Muro, Alezio, Rocavecchia e Manduria. Otranto fu molto importante per i Messapi. Costituiva, infatti, lo scalo sul mare Adriatico, fondamentale per gli scambi, di alcuni centri massapici della zona come Vaste e Muro.
Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.

Dopo il declino della potenza romana, nella cittadina hydruntina giunsero i bizantini. Sul finire del VI secolo, Otranto si trovava già sotto il dominio di Bisanzio. Fu proprio in tale periodo che il centro fu dotato di nuove e più salde fortificazioni, erette per proteggersi da eventuali attacchi barbarici. Nell'epoca della seconda dominazione bizantina, Otranto raggiunse il massimo splendore. Il suo prestigio crebbe vertiginosamente. In questa fase ci fu l'affermazione del rito greco. Si ricordi, a dimostrazione di ciò, la piccola chiesa di San Pietro, edificata nel X secolo nel centro storico del paese.

I normanni, già alla metà del XI secolo, erano riusciti ad impossessarsi di una buona fetta della Puglia, ma Otranto, come anche Brindisi e Taranto, rimaneva nelle mani dei bizantini. Questo fino al 1064 quando, la città hydruntina fu costretta a rassegnarsi al nuovo dominio normanno. I nuovi "padroni" non stravolsero, però, la realtà preesistente, al contrario, cercarono di apportare delle modifiche in positivo, ridefinendo le strutture di difesa, come il castello e le mura.

Nel 1266 Carlo I d'Angiò conquistò il Regno Meridionale e si dimostrò, da subito, un sovrano lungimirante e giusto. Nonostante ciò, egli non godette di larghi consensi. In seguito ad alcune scelte politiche, ben presto nel Salento si crearono dei disordini. Anche gli otrantini si rivoltarono contro il re angioino. Per questo atteggiamento ostile, però, Otranto, così come le altre città che si erano ribellate ai governanti, fu severamente punita. Nel corso del Trecento, superati i dissapori tra la cittadina e la corona angioina, Otranto risultava essere uno dei pochi centri del Regno che deteneva la piena fiducia dei regnanti, trovandosi in un ottimo stato di avanzamento economico e civile. Il governo degli ultimi Angioini, però, si faceva sempre più precario.

L'occupazione turca del 1480 trovò una città in piena evoluzione demografica e quindi economica, un centro culturale ancora floridissimo grazie anche all'ininterrotto apporto del monastero di Casole"", scrive Mario Cazzato. In questo periodo le incursioni via mare erano molto frequenti e gli otrantini avevano molta paura. Infatti, spesso erano costretti a rifugiarsi nelle grotte dell'entroterra per scampare al pericolo.

L'attacco saraceno fu un duro colpo per Otranto e per i suoi abitanti. Il 28 luglio del 1480, 18.000 ottomani, con una flotta di 150 navi, si mossero verso la cittadina salentina con l'intenzione di saccheggiarla e conquistarla. Dopo un'estenuante resistenza da parte degli otrantini che non volevano arrendersi, i Turchi s'impossessarono del borgo, commettendo ogni sorta di crudeltà. 800 uomini coraggiosi, ora Santi, dopo aver rifiutato di convertirsi all'Islam, furono decapitati sul colle della Minerva.

I saraceni rimasero nella città per un anno, fino a quando gli aragonesi non entrarono nella cittadina e la liberarono. Ma Otranto ormai conservava ben poco del suo vecchio fascino. L'abbazia di Casole era stata distrutta, così come il commercio e la Cattedrale. Urgeva una ricostruzione e gli Aragonesi ne furono da subito consapevoli. Si misero immediatamente al lavoro, rimettendo in piedi la Cattedrale e le mura. Vennero riedificati i conventi dei domenicani, di San Francesco e degli osservanti e, alla fine del XIV secolo, quello dei cappuccini.

Otranto oggi

Il nuovo millennio ha dato un ulteriore slancio alla città di Otranto. Molto è stato fatto dall'amministrazione comunale e dagli otrantini che si sono premurati di rendere la città più bella e più vivibile.

Da Visitare

Il Castello Aragonese

La fortezza otrantina fu edificata dagli Aragonesi di Napoli, i quali si avvalsero dei progetti dell'architetto Ciro Ciri e della consulenza di Francesco di Giorgio Martini, il genio dell'architettura militare rinascimentale.

La Cattedrale

La cattedrale di Otranto, che si erge sul luogo più alto della cittadina, fu concepita affinché potesse essere la chiesa più autorevole di tutta la Puglia. Fu edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano

Il Borgo Antico

Otranto deve la sua suggestività soprattutto al suo borgo antico, il quale ha resistito alle burrasche del tempo e si presenta oggi come ieri. Vi si accede da "Porta Terra", che si apre lungo un bastione, recentemente restaurato, d'epoca napoleonica.

Santuario di S. Maria dei Martiri

"E' come il centro luminoso che irradia la storia di Otranto, ne esalta il passato e spiega il grande avvenimento del martirio". Con tali parole Antonio Antonaci descrive questo luogo ricco di storia.

 

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